Le piante bianche

Le piante bianche
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  • Data pubblicazione: 17/03/2013
  • Autori: Massimo Bellucci
  • Nella settimana di Pasqua viene allestito il cosiddetto "sepolcro" e i ragazzi girano per le vie del paese con la "battistrangola". E' in distribuzione il DVD col breve documentario "Le piante bianche". E' un modo per rievocare queste tradizioni in chiave di dialogo tra generazioni.
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Grano, ceci, veccia, favino: possiamo chiamarli gli “strumenti del mestiere” dei contadini, la materia con cui lavorano in certe stagioni, da anni ed anni, da secoli.
Fino a qualche decennio fa questi semi erano le parole di un vocabolario attraverso il quale i contadini, nell’epoca della mezzadria, rileggevano alcuni aspetti della Quaresima.
Esprimevano così il loro sentimento religioso, legandolo alla quotidianità del loro lavoro nei campi.
Questi semi venivano piantati il giorno delle Ceneri, ossia il primo giorno di Quaresima, poi venivano fatti crescere al buio, solitamente in cantina, in uno scaffale chiuso o sotto un secchio rovesciato. In assenza di luce le pianticelle assumevano forme inusuali e una colorazione bianca. Il giovedì santo venivano portati in Chiesa per abbellire l’altare dove veniva custodita l’Ostia consacrata, detto impropriamente “sepolcro”. Da questa pratica deriva la tradizione dei “sepolcri”, dalle campagne si facevano chilometri a piedi per andare ad ammirare queste pianticelle.
Oggi è una pratica quasi scomparsa, legata ad un modo di vivere la fede che non è più quello attuale. Ma in quel contesto era un rito importante, sia perché espressione di una forma di genuina religiosità popolare, sia per i significati simbolici universali che evidentemente racchiude. Le piante crescevano al buio, poi venivano portate alla luce, una vittoria della luce sulle tenebre quindi. Le piante erano bianche, simbolo di purezza, bianche come l’Ostia consacrata il cui altare andavano ad abbellire. Nell’immaginario dei vecchi contadini queste piante simboleggiavano proprio la permanenza di Gesù nel deserto.
C’erano anche altri aspetti legati alle tradizioni pasquali, come l’uso della “battistrangola” quando, il sabato santo, le campane non suonavano, poiché erano “legate”.
Rilanciare questa tradizione, che ci appare come lontana, può essere una occasione per riflettere sulle nostre radici culturali e per favorire un avvicinamento tra giovani e anziani, tra nonni e nipoti; può essere un modo per non dimenticare un aspetto della storia del nostro territorio la cui ricchezza troppo spesso sottovalutiamo.
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